Piano Nazionale Transizione 4.0

Il credito di imposta sui beni strumentali 4.0

Il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0,  che è un estensione del vecchio Industria 4.0, è il primo mattone su cui si fonda il Recovery Fund italiano. L’investimento consiste in circa 24 miliardi di Euro per una misura che diventa strutturale e che vede il potenziamento di tutte le aliquote di detrazione e un importante anticipo dei tempi di fruizione.

Il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 si pone due obiettivi fondamentali:

  • Stimolare gli investimenti privati;
  • Dare stabilità e certezze alle imprese con misure che hanno effetto da novembre 2020 a giugno 2023.

Sacee abilita le aziende ad accedere al credito di imposta e ad evolversi in industria 4.0.

cos’è?

La legge di Bilancio approvata il 30 dicembre 2020 contiene il primo piano di investimenti direttamente collegato al cosiddetto “Piano per la Ripresa dell’Europa”, anche conosciuto con il nome “Recovery fund”. Si tratta di uno stanziamento di oltre 24 miliardi di euro destinati al piano “Transizione 4.0” messo a punto dal Ministero dello Sviluppo economico. Questo strumento di politica industriale si configura come l’erede del piano “Industria 4.0” lanciato nel 2017 e successivamente denominato “Impresa 4.0”.

La Manovra 2021 proroga fino al 31 dicembre 2022 le misure cardine del Piano Transizione 4.0 – credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, bonus ricerca e sviluppo, credito d’imposta formazione 4.0 – con una serie di novità.

Una delle novità previste dal decreto riguarda super e iper ammortamento, che vengono riuniti e trasformati in credito d’imposta.

Nel 2021 salgono le aliquote e i massimali per alcuni investimenti ammissibili al credito d’imposta per beni strumentali

BENI STRUMENTALI materiali e immateriali non 4.0

Nel dettaglio l’aliquota del credito d’imposta per beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 (non rientranti tra quelli indicati negli allegati A e B alla legge n. 232-2016) sale dal 6% al 10%, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro per i beni materiali e un milione per i beni immateriali. Per i beni funzionali allo smart working, invece, l’aliquota aumenta fino al 15%.

BENI STRUMENTALI materiali e immateriali 4.0

Per gli investimenti in beni strumentali materiali 4.0 (indicati nell’allegato A alla legge n. 232-2016), invece, il credito d’imposta è riconosciuto:

  • nella misura del 50% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro,
  • nella misura del 30% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro,

C’è poi una novità valida sia per il 2021 che per il 2022: l’introduzione del credito d’imposta pari al 10% del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

La disciplina delle aliquote al rialzo si applica agli investimenti effettuati dalle imprese dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2021, ovvero entro il 30 giugno 2022, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2021 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Nel 2022, invece, le aliquote dell’incentivo si abbassano di nuovo, di conseguenza:

  • il credito d’imposta per beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 torna al 6%;
  • il credito d’imposta per beni strumentali materiali 4.0 viene riconosciuto:
    1. nella misura del 40% del costo, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
    2. nella misura del 20% del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro.

Questo vale per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

BENI STRUMENTALI immateriali 4.0

Per gli investimenti in beni strumentali immateriali 4.0 (indicati nell’allegato B alla legge n. 232-2016), invece, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 20% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a un milione di euro, sia nel 2021 che nel 2022. Sono quindi ammissibili gli investimenti effettuati dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Sono agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all’utilizzo dei beni indicati nell’allegato B alla legge n. 232-2016, mediante soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dall’anno di entrata in funzione dei beni per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali non 4.0, ovvero a decorrere dall’anno di avvenuta interconnessione dei beni per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali 4.0.

Per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale.

Decreto sostegni-bis: modifiche al credito d’imposta beni strumentali

Il decreto Imprese, lavoro, giovani, salute e servizi territoriali (dl 73-2021) va a modificare la disciplina del credito d’imposta per beni strumentali materiali non 4.0 prevista dalla Manovra 2021. L’obiettivo è ampliare la platea delle imprese che potranno recuperare più velocemente l’incentivo.

La legge di Bilancio 2021 stabilisce che per gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali non 4.0 effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021, il credito d’imposta spettante ai soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro è utilizzabile in compensazione in un’unica quota annuale.

Con la modifica introdotta dal dl Sostegni bis ora anche i soggetti con un volume di ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro potranno utilizzare in compensazione in un’unica quota annuale il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali materiali diversi da quelli indicati nell’allegato A annesso alla legge n. 232-2016, effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021.

La modifica interessa gli investimenti per beni strumentali materiali non 4.0, quelli immateriali non 4.0 invece non sono inclusi.

Cosa incentiva

Il credito di imposta prevede la copertura per gli investimenti delle imprese in:

  • beni materiali e immateriali non 4.0;
  • beni materiali e immateriali 4.0;
  • ricerca e sviluppo; 
  • innovazione tecnologica;
  • innovazione green e digitale;
  • design e ideazione estetica;
  • formazione 4.0.

A differenza delle precedenti disposizioni, si amplia infatti il bacino di attività per cui sono previsti gli investimenti, rientrano nelle agevolazioni i software e gli applicativi ad esempio gestionali (in passato esclusi), ma anche crediti per le attività di formazione e quindi volte all’acquisizione delle competenze necessarie per effettuare la transizione 4.0

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